Cookie Policy Clubhouse: le vecchie strategie non muiono mai - Alessandro Proietti

Il caso Clubhouse, almeno in Italia, è arrivato in questi giorni ed è esplosa la frenesia per la novità, anche se è stata lanciata nell’aprile del 2020. Ormai lo saprete tutti ma, comunque, Clubhouse è un social, al momento solo per iOS, nel quale troverete soltanto stanze con cui parlare con altri, utilizzando solo ed esclusivamente la vostra voce. Per quanto possa essere un’idea interessante, anche se non del tutto nuova, c’è da chiedersi perché sta avendo successo in questo momento?

Celebrità

Clubhouse è balzato agli onori della cronaca, almeno in USA, con l’iscrizione di celebrità come Drake, recentemente Elon Musk è approdato sulla piattaforma ospitando 5.000 persone in una stanza per parlare dei futuri piani di Tesla, dell’approdo su Marte e di tanto altro. Un meccanismo classico: quando una celebrità fa qualcosa lo spirito di emulazione rende quel qualcosa subito più attraente.

Esclusività

Un altro elemento, anche questo molto classico, è quello della segretezza perché non puoi vedere i contenuti se non sei iscritto sulla piattaforma e, ovviamente, i contenuti spariscono nell’etere, non rimane alcuna traccia. Inoltre, ufficialmente per non sovraccaricare i server, ora come ora si può accedere solo su invito. Il meccanismo dell’esclusività, affiancato a quello della segretezza, genera un cocktail particolarmente potente che nelle prime fasi può essere molto utile per accendere la miccia.

Pensiamo, ad esempio, alla nascita del produttore di smartphone OnePlus che lanciò il primo telefono con un sistema ad inviti e con un contest che aveva in palio 100 smartphone ad 1$ per chi avesse distrutto il proprio dispositivo nei modi più creativi, inoltre i fortunati ricevevano 3 inviti da inviare a chi volevano. Quella strategia era figlia di una consapevolezza, generata da analisi di mercato, che il prodotto che stavano lanciando sul mercato aveva tutte le carte in regola per prendersi la scena, visto il prezzo e la qualità. Ma la stessa OnePlus abbandonò quel sistema ad inviti con il lancio del terzo dispositivo della famiglia, perché la fase di start-up era stata chiusa ed era il momento di alzare il tiro. Quella strategia non sarebbe stata compatibile con una crescita a lungo termine.

Pandemia

In un mondo che sta sperimentando dal 2020 il distanziamento sociale, le mascherine, i lockdown, è facile pensare che, anche a livello inconscio, un mezzo così personale come la propria voce ci permetta di sentirci più vicini umanamente. Credo che questo sia un punto da non sottovalutare, la stessa struttura in stanze e senza possibilità di riascoltare quanto accaduto prima avvicina l’utente all’idea che sta effettivamente partecipando ad una conversazione, come quando ci si vede al pub con gli amici. Almeno in questo periodo può essere un punto di forza quello di far leva su uno strumento potente come la voce, non sarà di certo l’unico elemento che permetterà la sopravvivenza e la crescita del social.

Non incoraggia i Content Creator

Proprio la natura di conversazione tra amici, quindi di qualcosa di non ripetibile, ritengo possa essere un ostacolo per chi intende creare contenuti, perché l’obiettivo ovvio di coloro si avventurano in questo campo è quello di essere rintracciabili nel tempo, di cucire una “coperta” sempre visibile e consultabile a proprio piacimento. Appurato questo mi chiedo dunque quale sia l’obiettivo e dove stia la monetizzazione, lo sappiamo, i server e le persone che lavorano all’app hanno un loro costo e non è possibile passarci sopra.

Nei prossimi mesi mi aspetto senz’altro un cambio di passo, probabilmente, se Clubhouse non dovesse diventare una bolla pronta ad esplodere e svanire nel nulla, qualcosa dovrà cambiare per rendere economicamente sostenibile il progetto.