Privacy Policy Recuperare la scrittura a mano - Alessandro Proietti

Non ti accorgi di quanto ti manchino determinate cose fino a quando non le hai più, proprio quello che mi è accaduto con la scrittura manuale nel corso di questi anni digitali.

Perché scrivere a mano fa bene

Oggi siamo abituati a passare tantissimo tempo di fronte allo schermo di un portatile, di un computer fisso, di uno smartphone. Cosa caratterizza tutte queste esperienze? La scrittura avviene tramite tastiera, fisica o digitale non importa, diventa quindi un gesto meccanico, un semplice schiacciare un bottone per ottenere un determinato output.

Ho sempre pensato che tutto ciò che si dice sulla scrittura a mano non fosse affatto vero, forse perché mi conveniva, visto che ho una grafia pessima. Per almeno sei anni, da quando ho terminato il liceo, ho progressivamente abbandonato la scrittura su un foglio di carta per un semplice motivo: pigrizia.

Negli ultimi due, però, ho cominciato ad imparare online, a studiare corsi di vario tipo e, di solito, prendevo appunti su un foglio digitale tramite la mia bella tastiera meccanica. Tutto bene, no? Peccato che mi sono reso cono sempre più del fatto che per me era impossibile memorizzare bene solo scrivendo al pc. Infatti mi sembrava che le parole volassero via e uscissero dalla mia mente.

Gli anni dello studio tradizionale

Durante i miei anni di scuola e di università non poteva mancare il classico quaderno a spirale nel quale dividevo per materia gli appunti con la penna. Questo mi aiutava molto, non dico che avessi già memorizzato tutte le informazioni di cui avevo bisogno soltanto scrivendo ma ero comunque già sulla giusta strada.

Ad esempio lo spiega bene Gabriella Bottini, docente di neuropsicologia all’Università di Pavia, in un’intervista a Repubblica qualche anno fa: “Nello scrivere a mano, lo sguardo è puntato sulla mano che guida la penna sul foglio. La punta della penna è il luogo dove convergono sia l’atto motorio che quello visivo. Se scriviamo al computer, invece, la mano corre sulla tastiera ma lo sguardo è rivolto altrove, al monitor”; e prosegue: “Questa divergenza tra occhio e mano può penalizzare la memoria, perché diminuisce quella che nel gergo dei neurologi chiamiamo integrazione multisensoriale: se riusciamo a mettere insieme in una sola esperienza più stimoli di diverso tipo – visivi, uditivi, motori, tattili, olfattivi – allora i tempi di richiamo dei ricordi, e la loro qualità, possono essere migliori“.

Onyx Boox Note 3: uno strumento che cambia prospettive

Onyx Boox Note 3 non è il classico tablet Android che potete trovare nei grandi negozi d’elettronica. Si tratta di un dispositivo dotato di schermo E-Ink da 10,3 pollici, abbastanza ampio da essere paragonato ad un taccuino digitale. Grazie a lui ho riscoperto la scrittura a mano, soprattutto per apprendere e per fissare concetti e scadenze. Nonostante la mia pessima abilità con la penna mi sono trovato molto bene. La mia pigrizia è stata aiutata perché posso convertire il testo in digitale, seppur con qualche sfondone da correggere qui e là, e trasferirlo dove preferisco.

Posso lavorare su PDF in modo agevole, utilizzando anche la funzionalità che rielabora il file per adattarlo alla dimensione dello schermo, cosa che su un Kindle, per esempio, risulta semplicemente impossibile. Mi permette quindi di sostituire il mio vecchio Paperwhite del 2013 con un dispositivo che mi aiuta tutti i giorni al lavoro e mi permette di rilassarmi.

Non è legato ad un ecosistema proprietario, quindi scordatevi “incompatibilità” di formati, ci potete buttare dentro tutto quello che volete e lui lo leggerà senza alcun problema. Cosa non da poco di questi tempi.

All’inizio sarà difficile integrarlo nella vostra rodata routine da professionisti o da studenti ma, vi assicuro, che dopo qualche tempo non potrete farne più a meno, sia per prendere un appunto rapido, sia per disegnare uno schema al volo, sia per organizzare i vostri appunti al meglio.

A chi lo consiglio

Lo consiglio a tutti quelli che hanno bisogno di riposare un po’ gli occhi, di limitare il tempo di fronte ad uno schermo classico e a quelli che vogliono recuperare, almeno in parte, la scrittura manuale perché si rendono conto che la sensazione di rapidità che ci fornisce la digitazione tramite tastiera è, appunto, una sensazione.